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«Il mio corpo è qui, ma la mia anima è a Gaza»

Il fotoreporter palestinese Hassan Selmi, giunto in Italia con una borsa di studio, ha incontrato oltre trecento persone a Palazzo Tursi a Genova: «Tra censura e orrore quotidiano, continuare a testimoniare è il nostro dovere per rimanere umani».

«Il mio corpo è qui ma la mia anima è a Gaza. Sono un sopravvissuto, altri 270 giornalisti sono morti mentre raccontavano il genocidio in atto. Sono qui per testimoniare quanto sta accadendo e per raccontarvi che nonostante quello che sta succedendo, in ogni palestinese c’è ancora la speranza. Senza la speranza non potremmo affrontare il giorno dopo».

Esordisce con queste parole Hassan Selmi, giornalista sopravvissuto a 800 giorni di genocidio a Gaza. Si trova a Genova, nella Sala di Rappresentanza di Palazzo Tursi per incontrare la cittadinanza invitato da Assopace Palestina, Ass. culturale Liguria Palestina, Sanitari per Gaza e Rete NoBavaglio con il patrocinio del Comune di Genova. Con lui c’è Marcella Brancaforte, illustratrice che ha curato il libro di testimonianze “Be my voice”, diventato anche una mostra itinerante.

Nell’elegante sala del palazzo comunale ci sono oltre trecento persone: molti sono in piedi all’esterno, altri seduti per terra. Hassan visibilmente commosso spiega la difficoltà di trovarsi lontano da casa. 

«È la prima volta che lascio Gaza e non posso non pensare alle persone rimaste là, che rischiano la vita ogni giorno, perché a Gaza ogni persona è un obiettivo. Non posso nascondere la tristezza che ho nel cuore, perché una settimana fa ho perso mio padre. Eppure sono qui per testimoniare quanto sta accadendo». 

Il fotoreporter palestinese Hassan Selmi, giunto in Italia con una borsa di studio, ha incontrato oltre trecento persone a Palazzo Tursi a Genova: «Tra censura e orrore quotidiano, continuare a testimoniare è il nostro dovere per rimanere umani».

«Il mio corpo è qui ma la mia anima è a Gaza. Sono un sopravvissuto, altri 270 giornalisti sono morti mentre raccontavano il genocidio in atto. Sono qui per testimoniare quanto sta accadendo e per raccontarvi che nonostante quello che sta succedendo, in ogni palestinese c’è ancora la speranza. Senza la speranza non potremmo affrontare il giorno dopo».

Esordisce con queste parole Hassan Selmi, giornalista sopravvissuto a 800 giorni di genocidio a Gaza. Si trova a Genova, nella Sala di Rappresentanza di Palazzo Tursi per incontrare la cittadinanza invitato da Assopace Palestina, Ass. culturale Liguria Palestina, Sanitari per Gaza e Rete NoBavaglio con il patrocinio del Comune di Genova. Con lui c’è Marcella Brancaforte, illustratrice che ha curato il libro di testimonianze “Be my voice”, diventato anche una mostra itinerante.

Nell’elegante sala del palazzo comunale ci sono oltre trecento persone: molti sono in piedi all’esterno, altri seduti per terra. Hassan visibilmente commosso spiega la difficoltà di trovarsi lontano da casa. 

«È la prima volta che lascio Gaza e non posso non pensare alle persone rimaste là, che rischiano la vita ogni giorno, perché a Gaza ogni persona è un obiettivo. Non posso nascondere la tristezza che ho nel cuore, perché una settimana fa ho perso mio padre. Eppure sono qui per testimoniare quanto sta accadendo».

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